articolo del financial times del 5 agosto 2008
la carta dei doveri del giornalista settembre 18, 2008
Carta dei doveri del giornalista
CARTA DEI DOVERI DEL GIORNALISTA
Documento CNOG-FNSI dell’ 8 luglio 1993
PREMESSA
Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d’informazione e di opinione, sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963:
«E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori»
Il rapporto di fiducia tra gli organi d’informazione e i cittadini è la base del lavoro di ogni giornalista. Per promuovere e rendere più saldo tale rapporto i giornalisti italiani sottoscrivono la seguente Carta dei doveri.
PRINCIPI
Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile.
Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici.
La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello Stato.
Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche.
Il giornalista corregge tempestivamente e accuratamente i suoi errori o le inesattezze, in conformità con il dovere di rettifica nei modi stabiliti dalla legge, e favorisce la possibilità di replica.
Il giornalista rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione d’innocenza.
Il giornalista è tenuto ad osservare il segreto professionale, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario delle sue fonti. In qualsiasi altro caso il giornalista deve dare la massima trasparenza alle fonti.
Il giornalista non può aderire ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l’articolo 18 della Costituzione.
Il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale.
Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell’avvenimento. I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie.
Non deve inoltre pubblicare immagini o fotografie particolarmente raccapriccianti di soggetti coinvolti in fatti di cronaca, o comunque lesive della dignità della persona; né deve soffermarsi sui dettagli di violenza o di brutalità, a meno che non prevalgano preminenti motivi di interesse sociale. Non deve intervenire sulla realtà per creare immagini artificiose.
Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone.
DOVERI
Responsabilità del giornalista
Il giornalista è responsabile del proprio lavoro verso i cittadini e deve favorire il loro dialogo con gli organi d’informazione. E si impegna a creare strumenti idonei (garanti dei lettori, pagine per i lettori, spazi per repliche, ecc.) e dando la massima diffusione alla loro attività.
Il giornalista accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata, purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale di lavoro e alla Carta dei doveri.
Il giornalista non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico.
Il giornalista rispetta il diritto alla riservatezza di ogni cittadino e non può pubblicare notizie sulla sua vita privata se non quando siano di chiaro e rilevante interesse pubblico e rende, comunque, sempre note la propria identità e professione quando raccoglie tali notizie.
I nomi dei congiunti di persone coinvolte in casi di cronaca non vanno pubblicati a meno che ciò sia di rilevante interesse pubblico; non vanno comunque resi pubblici nel caso in cui ciò metta a rischio l’incolumità delle persone, né si possono pubblicare altri elementi che rendano possibile una identificazione (fotografie, immagini, ecc.).
I nomi delle vittime di violenze sessuali non vanno pubblicati né si possono fornire particolari che possano condurre alla loro identificazione a meno che ciò sia richiesto dalle stesse vittime per motivi di rilevante interesse generale.
Il giornalista presta sempre grande cautela nel rendere pubblici i nomi o comunque elementi che possano condurre all’identificazione dei collaboratori dell’autorità giudiziaria o delle forze di pubblica sicurezza, quando ciò possa mettere a rischio l’incolumità loro e delle famiglie.
Rettifica e replica
Il giornalista rispetta il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive.
Rettifica quindi con tempestività e appropriato rilievo, anche in assenza di specifica richiesta, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate, soprattutto quando l’errore possa ledere o danneggiare singole persone, enti, categorie, associazioni o comunità.
Il giornalista non deve dare notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica all’accusato. Nel caso in cui ciò sia impossibile (perché il diretto interessato risulta irreperibile o non intende replicare), ne informa il pubblico. In ogni caso prima di pubblicare la notizia di un avviso di garanzia deve attivarsi per controllare se sia a conoscenza dell’interessato.
Presunzione d’innocenza
In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo.
Il giornalista non deve pubblicare immagini che presentino intenzionalmente o artificiosamente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo.
In caso di assoluzione o proscioglimento di un imputato o di un inquisito, il giornalista deve sempre dare un appropriato rilievo giornalistico alla notizia, anche facendo riferimento alle notizie ed agli articoli pubblicati precedentemente.
Il giornalista deve osservare la massima cautela nel diffondere nome e immagini di persone incriminate per reati minori o di condannati a pene lievissime, salvo i casi di particolare rilevanza sociale.
Le fonti
Il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l’attendibilità e per controllare l’origine di quanto viene diffuso all’opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti.
Nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate, il giornalista deve rispettare il segreto professionale e avrà cura di informare il lettore di tale circostanza.
In qualunque altro caso il giornalista deve sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d’informazione, indicandole ai lettori o agli spettatori con la massima precisione possibile. L’obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d’informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto.
In nessun caso il giornalista accetta condizionamenti dalle fonti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione.
Informazione e pubblicità
I cittadini hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli.
I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni.
Il giornalista è tenuto all’osservanza dei principi fissati dal Protocollo d’intesa sulla trasparenza dell’informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l’informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale.
Incompatibilità
Il giornalista non può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui sia venuto comunque a conoscenza, non può turbare inoltre l’andamento del mercato diffondendo fatti e circostanze riferibili al proprio tornaconto.
Il giornalista non può scrivere articoli o notizie relativi ad azioni sul cui andamento borsistico abbia direttamente o indirettamente un interesse finanziario, né può vendere o acquistare azioni delle quali si stia occupando professionalmente o debba occuparsi a breve termine.
Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l’attività redazionale o ledere la sua credibilità e dignità professionale.
Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale.
Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo.
Minori e soggetti deboli
Il giornalista rispetta i principi sanciti dalla Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino e le regole sottoscritte con la Carta di Treviso per la tutela della personalità del minore, sia come protagonista attivo sia come vittima di un reato. In particolare:
a) non pubblica il nome o qualsiasi elemento che possa condurre all’identificazione dei minori coinvolti in casi di cronaca;
b) b) evita possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse;
c) valuta, comunque, se la diffusione della notizia relativa al minore giovi effettivamente all’interesse del minore stesso.
Il giornalista tutela i diritti e la dignità delle persone disabili siano esse portatrici di handicap fisico o mentale, in analogia con quanto già sancito dalla Carta di Treviso per i minori.
Il giornalista tutela i diritti dei malati, evitando nella pubblicazione di notizie su argomenti medici un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate. In particolare:
a) non diffonde notizie sanitarie che non possano essere controllate con autorevoli fonti scientifiche;
b) non cita il nome commerciale di farmaci e di prodotti in un contesto che possa favorire il consumo del prodotto;
c) fornisce tempestivamente il nome commerciale dei prodotti farmaceutici ritirati o sospesi perché nocivi alla salute.
Il giornalista si impegna comunque ad usare il massimo rispetto nei confronti dei soggetti di cronaca che per ragioni sociali, economiche o culturali hanno minori strumenti di autotutela.
La violazione di queste regole integranti lo spirito dell’art. 2 della legge 3.2.1963 n. 69 comporta l’applicazione delle norme contenute nel Titolo III della citata legge.
Quanto di tutto questo viene rispettato?
Il giornalismo secondo Anselmi settembre 10, 2008
http://mediablog.corriere.it/2008/07/il_giornalismo_secondo_anselmi.html
In un intervista di Marco Pratellesi, il giornalista Giulio Anselmi ci parla del futuro del giornalismo e dell’informazione
germania: -500 mila copie l’anno settembre 10, 2008
http://mediablog.corriere.it/2008/07/gemania_500_mila_copie_lanno.html
Dal Mediablog di Marco Pratellesi
La tiratura dei giornali in Germania è scesa quasi del 9 % nell’arco di un anno. Calano gli abbonamenti e la vendita in edicola. I giornali nazionali vendono più di quelli locali e regionali. I settimanali sono gli unici a registrare un aumento nelle vendite del 1,01 %
EPIC 2015 settembre 9, 2008
EPIC 2015 è un classico che ormai molti conoscono.
Si tratta di un video attraverso il quale gli autori – Robin Sloan e Matt Thompson – guardano nella palla di vetro proiettandoci in un 2015 futuribile. Con uno sguardo retrospettivo, Sloan e Thompson immaginano, ed in certo senso prevedono, quella che potrà essere la “memoria storica”, per quanto riguarda l’evoluzione della Rete e delle nuove tecnologie, per chi vive nel 2015. Come appare nei titoli introduttivi, lo stesso video viene presentato come se fosse stato realizzato nell’anno 2015 da un ipotetico “Museum of Media History”.
i giornali nell’epoca dei blog maggio 7, 2008
Puntata di Punto Italians, rubrica online di Beppe Severgnini, in cui il giornalista discute insieme a
Marco Pratellesi del ruolo dei giornali nell’epoca dei blog.
da http://www.diarioaperto.it/ maggio 3, 2008
DIARIOAPERTO: POPOLO ITALIANO BLOG GIOVANE E SCRIVE DI SE’
(ANSA) – ROMA, 22 GIU – Il popolo italiano dei blogger e dei lettori dei blog e’ giovane, scrive e legge per la maggior parte racconti che hanno a che fare con la vita quotidiana e privata, ha una buona propensione agli acquisti online ed e’ prevalentemente maschile, anche se le fasce piu’ giovani sono rosa ed e’ alle donne che viene assegnato l’atteggiamento piu’ innovativo. E’ la fotografia che DiarioAperto ha scattato agli internauti italiani che sono autori o semplicemente leggono blog grazie a un questionario distribuito online e compilato da oltre 4 mila persone, i cui risultati sono stati resi pubblici oggi.
Il mondo italiano dei blog sembra essere prettamente giovane e maschile: il 56,9% dei rispondenti al questionario e’ costituito da uomini, il 41% ha fra 25 e 34 anni e di questi il 60,8% e’ di sesso maschile. Tuttavia nelle generazioni meno adulte sono in maggioranza le donne: piu’ precisamente il 78,9% degli under 18 e il 51,4% degli utenti fra 18 e 24 anni. Il 42% dei rispondenti ha affermato di aver cominciato a navigare fra il 1998 e il 2001 (di cui 51% donne) e il 36% fra il 1992 e il 1997, e di questi il 71,8% uomini. Medio alto il livello degli studi conclusi: l’88% degli intervistati possiede un diploma di scuola media superiore o un titolo universitario o post universitario. Il 26% vive inoltre in una citta’ con piu’ di 250 mila abitanti. La maggior parte delle persone che hanno a che fare col mondo dei diari online ha un’occupazione lavorativa (52,5%), mentre il 31,1% e’ costituito da studenti.
Dato facilmente intuibile quello riguardante la confidenza degli utenti di blog con Internet: l’89,5% dei rispondenti si collega alla Rete piu’ volte al giorno. Il 56,8% utilizza servizi di Instant messaging quotidianiamente, il 36,5% anche con webcam, e il 24,6% usa con la stessa frequenza Skype.
Scarsamente diffusa in Italia altra forma di collaborazione al web 2.0, dato che il 60,5% non ha mai scritto un wiki. Anche lo strumento dei feed rss non e’ molto utilizzato (il 44,6% non lo usa mai). Fra i rispondenti al questionario il 58,7% legge blog piu’ volte al giorno e il 22,1% almeno una volta al giorno. In una settimana il 31,2% degli intervistati legge almeno da 5 a 10 blog, percentuale che si alza al 37% se si considera la fascia d’eta’ under 18 e al 36,9% per quella compresa fra 18 e 24 anni.
I blog piu’ letti sono quelli che maggiormente si configurano come diari personali e quindi racconti del proprio vissuto (64,9%), seguiti dai blog di informatica (48,2%), di politica (44,9%), musica (40,7%) e letteratura (33%), e vengono scelti in prevalenza per gli argomenti trattati (62%) e per la qualita’ dei contenuti (58,1%), ma anche per una condivisione di interessi (46,5%) o per rapporti di conoscenza e amicizia con l’autore (30,7%). Il 52,7% commenta ovunque riscontri qualcosa di interessante, il 36% soltanto su argomenti sui quali ritiene di essere preparato. Ma c’e’ ancora una percentuale significativa (22,9%) di lettori/autori di blog che commenta raramente o mai i post degli altri. Fra gli autori di blog, il 35% ha cominciato a svolgere questa attivita’ creativa fra il 2002 e il 2004, il 23,5% nel 2005 e il 31,4% nel 2006. Il 68,9% scrive racconti privati/personali, il 38% di musica, il 30% di amore e sentimenti, il 32,4% di letteratura, 31,2% di politica, 28,6% di informatica.
DiarioAperto ha concentrato l’indagine sul rapporto fra i blog e la sfera pubblica e ha inoltre rilevato che per il popolo degli ”addetti ai lavori”, appunto autori o lettori, questi strumenti della rete, quando autorevoli, sono piu’ credibili (lo sono per l’83,9% dei rispondenti) di quotidiani (73,1%), giornali online (75,6%) e radio-telegiornali (45,6%). ”E’ la passione, a quanto pare – spiegano gli autori della ricerca -, a scatenare la fiducia. E’ la passione degli autori e dei lettori di blog che percepiscono questo mezzo come libero da criteri e necessita’ professionali”. I blog si integrano nel mare magnum dell’informazione ‘tradizionale’: il 48,8% dei responsabili di blog ha affermato di utilizzare altri media tra le fonti principali da cui si trae spunto per i post.
(dal notiziario Ansa Telecomunicazioni)
riflessioni sul giornalismo oggi aprile 3, 2008
Il giornalismo viene considerato da sempre un “mestiere” che implica orgoglio nel lavoro, integrità nel rapporto con i lettori, riti di passaggio e molti anni di training per acquisire le abilità e le conoscenze necessarie. Oggi, però, sarebbe più lecito parlare di “professione”, infatti, coloro che aspirano a diventare giornalisti, poiché devono sottostare a regolamentazioni, standard e codici per ottenere un contratto regolare, hanno bisogno di un’istruzione universitaria o di altre qualifiche accreditate.
Nel 19° secolo, con la nascita dei mass media, la circolazione di massa dei giornali ha dato agli editori un grado di influenza politica che non avevano mai avuto prima, la carta stampata era divenuta una forza sociale che, ostacolata da corporazioni e governi, aveva saputo reagire nel nome del “diritto di tutti di sapere” inteso come libertà fondamentale in una democrazia e che, per combattere il cattivo giornalismo, aveva sviluppato delle rigorose tecniche per la raccolta, la selezione e la presentazione finale delle informazioni riassumibili in 4 punti fondamentali: imparzialità, oggettività, accuratezza e trasparenza. Tuttavia, quello che era nato per essere libero si è trasformato in una casta privilegiata a cui possono accedere solo alcuni fortunati e non sempre più meritevoli di altri. Oggi, però, questo edificio costruito con così tanta cura si sgretola sempre di più ogni qual volta i lettori/scrittori del web non sentono più il bisogno di essere membri di gruppi particolari per poter praticare il giornalismo. Così, in questo stesso istante, un numero imprecisato di persone in possesso di nessuna qualifica appropriata stanno “facendo giornalismo” senza il permesso di nessuno, infatti, i media digitali come i blog, i vlog e i wiki, i social network come MySpace, Facebook, LiveSpaces e i social bookmarking services come Del.icio.us, hanno consentito l’ingresso nel mondo dei media ai non professionisti. Ciò ha portato negli ultimi anni a una delle questioni più controverse nel campo giornalistico: Se a chiunque è consentito scrivere su qualsiasi argomento spacciandolo per vero, e se dunque il lavoro di selezione e verifica delle notizie è prerogativa del lettore, come potrà essere garantita la diffusione esclusiva di notizie attendibili?
I giornalisti, naturalmente, sminuiscono il mondo dei blog e dell’informazione “fatta in casa” considerandola inattendibile, di parte, soggettiva e irresponsabile. Questi giornalisti forse dimenticano, però, le origini della loro professione, che nacque all’incirca nel 1600 grazie all’operato per niente professionale di sceriffi, mercanti, viaggiatori, uomini di chiesa, direttori di uffici postali, o semplici cittadini.
La domanda fondamentale che ogni testata giornalistica e che pure il governo si dovrebbe porre è la seguente: Perché il cittadino sente il bisogno di accedere a una nuova fonte di informazione pur avendo a disposizione un numero notevole tra quotidiani, t.g. e radio giornali? La risposta è semplice ed è sulla bocca di tutti: La gente è afflitta da un senso di sfiducia verso tutto ciò che possa essere soggetto a condizionamenti politici ed economici, ed è stanca di pagare per avere notizie controllate e filtrate secondo canoni improbabili…insomma, lo stato di salute dei giornali riflette quello della politica, e i cittadini hanno saputo trovare nella rete e in particolare nei blog uno spazio da cui ottenere una vera informazione e in cui poter esprimere la propria opinione condividendola con gli altri bloggers.
L’obiettivo della mia tesi è quello di spiegare il funzionamento del blog cercando di analizzare soprattutto le motivazioni che spingono un utente a crearne o visitarne uno. Si percorreranno tutte le fasi più significative, partendo dalla sua creazione e arrivando al momento in cui il blog assume una propria personalità possedendo dei contenuti tali che lo rendano interessante ad altri bloggers e che quindi entri a pieno diritto nella cosi detta blogosfera, quella dimensione virtuale, cioè, dove i blog sono tutti interconnessi tra loro. Nell’ultima parte del mio lavoro farò un raffronto tra i mezzi di informazione classici, in particolare i quotidiani, e i nuovi media sviluppatosi dopo la nascita dell’informatica, soffermandomi soprattutto sull’argomento della tesi, cioè il blog. Cercherò di spiegare i motivi per i quali sempre più persone si rivolgono al web alla ricerca di Informazione, il perchè non si accontentino più di leggere le notizie sui quotidiani e il perché la blogosfera stia diventando ogni giorno di più il luogo prediletto degli internauti, siano essi semplici cittadini, professionisti, politici, o gli stessi giornalisti che tanto disapprovano questa forma di giornalismo partecipativo (o citizen journalism) per la quale non è necessaria nessuna qualifica o appartenenza a caste di sorta.
citizen journalism (o giornalismo partecipativo) marzo 13, 2008
(tutte le informazioni sono riprese dal sito wikipedia)
Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori. Il citizen journalism ovvero il giornalismo fatto dai cittadini per i cittadini è essenzialmente questo: la partecipazione attiva di quello che una volta era il pubblico dei lettori, grazie allo svilupparsi delle tecnologie web easy-to-use. Con l’arrivo di internet, o meglio della messaggistica istantanea, del peer-to-peer, dei “feedback” e delle interfacce user-friendly, chiunque può non solo comunicare ma informarsi e informare praticamente a costo zero.
“L’idea di base è che se le persone hanno gli strumenti per creare i loro contenuti, lo faranno, e questo sarà il risultato di un’emergente conversazione globale.” A parlare è Dan Gillmor, famoso giornalista, fino ad ora editorialista tecnologico del quotidiano della Silicon Valley, il SanJosè Mercuri News, e blogger della prima ondata. Uno di quelli che ci hanno creduto sin dall’inizio, che hanno subito concepito l’esperienza del blogging come un modo per sovvertire le tradizionali regole dell’eccellenza giornalistica, presentando solo argomenti di proprio interesse, opportunamente linkati, totalmente esuli dal circuito e dal controllo dei media tradizionali, nella libertà di esprimere opinioni non filtrate o anche solo di adottare uno stile di scrittura meno formale. Gillmor ci tiene a sottolineare quanto l’informazione indipendente di oggi (e di domani) viaggi sempre più tra web e blogosfera. E lo fa scorrendo le pagine più o meno note dell’ informazione personale, partendo dai tragici eventi dell’11 settembre: è iniziata allora la diffusione di resoconti personali di prima mano che grazie alla Rete hanno fatto il giro del mondo, spesso più velocemente ed efficacemente delle notizie dei grandi network tv.
I gradi del giornalismo partecipativo
Le forme del giornalismo partecipativo sono variegate e si possono distinguere anche per il grado di coinvolgimento dei lettori. Steve Outing, senior editor del Poynter Institute for Media Studies, ha proposto una classificazione basata su 11 livelli di profondità. Si va dal livello più superficiale, la possibilità per gli utenti di inserire commenti agli articoli, alla sollecitazione dei racconti degli utenti su determinati argomenti, dalla consultazione durante la creazione dei contenuti ai blog ospitati o aggregati sul sito, fino ai siti interamente costruiti grazie ai contributi degli utenti, che possono essere a loro volta sottoposti a controllo editoriale o completamente liberi.
Dal post all’articolo in prima pagina, al blog personale fino ai veri e propri siti CJ, le forme del giornalismo partecipativo sono varie e variegate.
- Commenti dei cittadini agli articoli
- Add-on reporters ovvero cittadini che, raccontando le loro storia ai giornalisti professionisti, li aiutano a scrivere gli articoli
- Open-source reporting: i lettori contribuiscono ad arricchire l’articolo inviando richieste di chiarimenti, suggerimenti e guidando il giornalista verso la stesura finale.
- I blog trasparenti ovvero blog dove chiunque può entrare e partecipare alle discussioni. Una sorta di ombudsmen che controlla e critica l’operato dei media mainstream. Esempio: Gennarocarotenuto.it
- Siti web CJ monotematici o che comunque interessano piccole comunità locali. I cittadini sono liberi di esprimersi e di pubblicare qualsiasi cosa, anche condoglianze per la morte di un vicino di casa o le foto della recita di fine anno dei propri figli.
- L’ibrido ovvero Giornalisti Professionisti + Giornalisti partecipanti. Tipico esempio è il coreano OhMyNews dove un team di giornalisti professionisti crea i contenuti per il sito, che viene poi arricchito con i contributi dei lettori. Non tutto viene però pubblicato: gli articoli sono sottoposti a revisione e, se idonei, vengono pubblicati. Esempi: Bluffton Today (South Carolina). OhmyNews.com. Greensboro (N.C.) News & Record YourNews (giornale che si sta avviando verso la collaborazione tra giornalisti partecipanti e professionisti)
- Wiki-journalism, quando i cittadini diventano editori. L’esempio più conosciuto e WikiNews, branca dell’enciclopedia pubblica Wikipedia, che consente a chiunque di pubblicare un articolo o di modificare e arricchire quelli presenti. Wikinews è ancora in fase di sperimentazione, dunque non è dato sapere se la teoria che la conoscenza e l’intelligenza di un gruppo possono produrre notizie significative, credibili e obbiettive. Ma forse è un passo un po’ troppo azzardato, questo sì, perché se da un lato garantirebbe la continua e ininterrotta interazione tra scrittore e lettore, dall’altra provocherebbe una perdita del controllo dei prodotti editoriali, con conseguenze catastrofiche per la credibilità delle notizie. Esempi: WikiNews. Backfence.com Community Guide.
Interessante perché esula dalla democraticissima internet, la neonata Current tv, televisione via cavo creata da Al Gore (ex vice presidente degli Stati Uniti), che basa la sua programmazione su video prodotti dai telespettatori. Si stanno diffondendo rapidamente i giornali online di CJ: il primo esempio di giornale online europeo (per ora in francese) costruito utilizzando i contributi che arrivano dai cittadini è Agoravox. Carlo Revelli, promotore dell’iniziativa insieme al suo socio Joël de Rosnay, afferma che chiunque può essere redattore su Agoravox, spiegando che basta registrarsi (gratis) e cominciare a inviare le proprie corrispondenze: articoli, inchieste, notizie di attualità, approfondimenti ma anche immagini, video, riflessioni su particolari tematiche e problematiche, spunti e link ricavati dal proprio blog. Ma il caso più eclatante è forse quello di Ohmynews.
Nato nel febbraio del 2000, oggi pubblica due edizioni: una in coreano e una internazionale, in inglese. Ohmynews funziona attraverso il contributo dei suoi lettori, che spesso diventano anche cronisti, come ha dichiarato alla Bbc il suo fondatore, Yeon-ho: “L’ho lanciato il 22 febbraio dell’anno 2000 ed è stato il mio addio al giornalismo del ventesimo secolo, dove la gente può avere le notizie solo attraverso gli occhi ufficiali dei media conservatori […] perché ogni cittadino può essere un reporter”.
OhMyNews per parte sua pratica una forma originale: c’è uno staff di 40 persone e i pezzi vengono di solito retribuiti, 20 dollari come cifra massima. La platea dei collaboratori è oramai arrivata a 23mila persone. Dunque non è un forum libero, perché c’è una redazione che sceglie e seleziona e si riconosce il valore dei contenuti forniti. I lettori sono due milioni al giorno e sembra che l’influenza del quotidiano online sia destinata ad espandersi. Il giornale online ha dimostrato tutta la sua potenza nel sostegno elettorale all’attuale presidente coreano riformista Roh Moo Hyun. Roh ha garantito la sua prima intervista post-elezione alla testata, snobbando le tre maggiori testate giornalistiche che hanno dominato la scena per anni. Ciò che conta è che sia riuscita a farsi accreditare come una vera testata dal sistema dei media e dei governi, anche grazie a una serie di scoop.
I quotidiani tradizionali ritengono di essere superiori a quelli creati online da “normali cittadini” perché le loro storie passano attraverso un filtro costituito da scrittori professionisti, giornalisti competenti e avvocati costosi. In rete ci sono meno regole e molte notizie lanciate dai bloggers interessano solo gli esperti di determinati settori. Ma casi come quello di OhMyNews dimostrano che l’influenza e la correttezza non devono necessariamente passare attraverso la professione. Su centinaia di migliaia di articoli pubblicati, solo due storie fino ad ora si sono rivelate inventate. I reporter sono liberi di pubblicare qualunque cosa ritengano interessante, purché dimostrino di utilizzare la propria reale identità. Non esistono avatar e personaggi immaginari nella testata. La responsabilità infatti è unicamente dell’autore, mentre il copyright è equamente diviso tra il sito e il reporter, che è libero di ripubblicare il materiale dove preferisce. Come si finanziano i giornalisti di Ohmynews? Circa venti dollari per ogni articolo, che possono oscillare a seconda della qualità del pezzo – basic, bonus, special – più la cosiddetta tip-jar, una sorta di mancia che i lettori possono lasciare all’articolista se il pezzo è particolarmente piaciuto, cliccando per fare piccole donazioni ai loro scrittori preferiti. Tanto vale scrivere buoni pezzi. Lo scorso anno un articolo di OhmyNews che attaccava un impopolare verdetto della corte, è arrivato ad ottenere 30.000 dollari di mance dai lettori, anche se la maggior parte del reddito del sito proviene dalla pubblicità. I pubblicitari, infatti, stanno sostenendo sia la versione coreana del sito, sia una versione cartacea, stampata settimanalmente per un’operazione che, secondo il suo capo esecutivo e fondatore, Oh Yeon-Ho, sta portando profitti.
Una rivoluzione silenziosa sta dunque turbando il mondo della vecchia informazione. In contemporanea con la sfida del formato digitale, le testate giornalistiche hanno dovuto iniziare a confrontarsi con un altro tipo di contenuti, quelli digitali, che non avevano alcun precedente nella forma cartacea: blog, pubblicazioni autonome, contenuti messi in rete sotto nessun altro nome che il proprio. E qui la tecnologia c’entra nella misura in cui è stata lo strumento per dare risonanza alle voci di chi prima non aveva i mezzi per farsi sentire, pur desiderando farlo.
Persino il New York Times ha dovuto pagare di tasca propria le scorrettezze di Jayson Blair, il giornalista che ha inventato decine di storie spacciandole per vere: quando il misfatto è emerso, i due redattori-capo della prestigiosa testata sono stati costretti alle dimissioni ed è sorta allora anche la proposta di istituire per la prima volta la figura dell’ombudsman, il cosiddetto “difensore civico”, per controllare l’operato dei redattori. A distanza di pochi mesi da questo scandalo, ne esplose un altro, ancora più clamoroso, che coinvolse il primo quotidiano americano, Usa Today. Altro celebre reporter, Jack Kelley, altre eclatanti panzane sbattute in “prima pagina” dal 1993 al 2003 prima di essere scoperto dai suoi lettori. Analoghi episodi mediaticamente disastrosi hanno disseminato le pagine dei giornali in Europa, dalla Francia, alla Spagna, senza lasciare da parte l’ Italia. Tutte storie che, così come l’alleanza sempre più stretta con il potere economico e quello politico, hanno inferto un colpo terribile alla credibilità dei media. Fino ad arrivare a condizioni preoccupanti per la nozione stessa di democrazia: sembra quasi che non ci sia spazio nella situazione attuale per una porzione naturalmente necessaria di giornalismo critico. La stampa sta davvero diventando tutta compiacente? Si sta perdendo la nozione di stampa libera? Anche da questi timori sono dunque nate nuove iniziative online che hanno favorito la proliferazione di contenuti auto-prodotti dagli stessi “utenti”, che hanno approfittato delle infinite opportunità offerte dalle nuove tecnologie per creare e mettere online idee e prodotti originali.
Come, appunto, nel caso dei blog: molti lettori spesso dimostrano di preferire la soggettività e la parzialità rivendicata dal blogger alla falsa obiettività, alla parvenza ipocrita di imparzialità della grande stampa. E la connessione alla galassia Internet attraverso il cellulare tuttofare potrebbe dare un ulteriore colpo di acceleratore a questa tendenza, dando all’informazione ancora più mobilità e globalità.
Ma i media principali stanno a guardare? Sono arrivati per ultimi ma sono arrivati. Rupert Murdoch, nel suo discorso all’American Society of Newspaper Editors dell’aprile 2005, ha ammonito i direttori delle sue testate: «Dobbiamo incoraggiare i lettori a pensare al web come il luogo in cui coinvolgere i nostri inviati e redattori in discussioni più estese sul modo in cui una particolare notizia è stata riportata o costruita o presentata. Allo stesso tempo dovremmo sperimentare l’uso dei blogger per integrare la nostra copertura quotidiana delle notizie su internet»
Mark Potts, co-fondatore dell’edizione online del Washington Post, ha lasciato il suo posto al sito di uno dei più prestigiosi quotidiani al mondo per creare BackFence.com, un’impresa che promuove una serie di innovativi portali di informazione e servizi a carattere locale, i cui contenuti sono interamente prodotti dagli utenti.
La Cnn ha aperto su SecondLife un’area dedicata al Citizen Journalism, I-Report. Si tratta di un ufficio, virtuale ovviamente, che accetterà dagli utenti del “mondo parallelo” foto, video, reportage su eventi che accadono all’interno di SecondLife, in una sorta di giornalismo partecipativo virtuale.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Di fronte a tante esperienze positive – fainotizia.radioradicale – ci sono anche tanti fallimenti. Il più eclatante è stato quello del LosAngelesTimes, che ha dovuto chiudere gli spazi di commento degli utenti che, nell’intenzione del giornale e dei suoi consulenti tecnologici, doveva segnare il decollo del Citizen Journalism. Dopo pochi giorni invece, all’interno dello spazio destinato ad ospitare commenti lunghi fino a mille parole (quindi testi abbastanza estesi) sono apparsi immagini porno. E la scelta dei responsabili del giornale a quel punto è stata obbligata.
Dunque non è ancora morto il giornalismo del XX secolo, ma quello del XXI secolo sta già bussando alla porta. Il giornalismo professionista non è diventato inutile, anzi; la sua esperienza è ora più necessaria che mai per guidare coloro che vogliono dire la propria e magari non posseggono i mezzi – linguistici, stilistici o cognitivi – necessari a trovare la propria strada nel complesso mondo dell’informazione.
Esistono oltre 14 milioni di blog e un nuovo blog viene creato ogni secondo. La più grande e la più letta enciclopedia al mondo, Wikipedia, è stata scritta da oltre 350 mila autori diversi che hanno prodotto 1.900.000 voci in più di 180 lingue (mediamente 3.758 nuovi articoli al giorno). Si basa sul software MediaWiki che consente a chiunque di scrivere ex novo una voce o di modificare quelle scritte da altri.




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